Sintesi degli interventi

L'EDUCAZIONE SCIENTIFICA DI BASE CONDIZIONE NECESSARIA DELL'INNOVAZIONE TECNOLOGICA PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

Edoardo Boncinelli

Si può coltivare la ricerca scientifica per motivi diversi. Lo si può fare per capire come è fatto il mondo, ivi compresi gli esseri viventi e noi stessi; oppure per applicare queste conoscenze allo scopo di produrre risorse, beni materiali e salute. E’ chiaro però che senza acquisizione e accumulazione di conoscenze non ci può essere neppure un’adeguata attività di tipo applicativo. Senza la ricerca di base, guidata dalla curiosità e alimentata dall’intelligenza e dalla creatività, non ci può essere ricerca applicata. Se la prima si ferma, la seconda appassisce e dopo un po’ si arresta. A parte il fascino ed il valore educativo della ricerca, non c’è dubbio che la ricchezza e la potenza delle nazioni non si misura oggi in termini di cannoni e di carri armati, ma sulla base del loro sviluppo scientifico e tecnologico. Occorre quindi investire e impegnarsi per una ricerca che dia garanzie per il futuro, economico, culturale e civile del paese. Oltre tutto, quello dello scienziato è il mestiere più bello del mondo!

LA MARGINALIZZAZIONE DELLA FORMAZIONE SCIENTIFICA IN ITALIA: ORIGINI, CONSEGUENZE. PROPOSTE PER UN'INVERSIONE DI TENDENZA


Giuseppe Tognon
La marginalizzazione della formazione scientifica di base in Italia ha radici lontane. Non è soltanto il risultato di quella impostazione idealistica della scuola italiana che troppo spesso si considera all'origine di tutti i mali. Le indagini internazionali sull'apprendimento e sulle competenze dei nostri studenti mostrano che le lacune sono vaste e profonde in tutti i campi del sapere, anche in quello linguistico e letterario o artistico e musicale. D'altra parte, altri indicatori segnalano che la scuola italiana, e non soltanto la scuola primaria, non è da disprezzare, anzi!. Il problema dell'alfabetizzazione scientifica non è dunque da affrontare come un'emergenza, ma come un'occasione per modernizzare e rendere più flessibili i percorsi scolastici, recuperando la grande tradizione del saper fare, dello sperimentare, del descrivere e del raccogliere, e per fare della scuola la sede per una attività educativa che non riguardi soltanto la popolazione scolastica. Le domande da porsi sono numerose e tutte ugualmente importanti: 1) come rafforzare le conoscenze scientifiche e tecniche nella scuola anche selezionandole 2) come formare ed orientare tutti gli insegnanti ad un metodo di lavoro costruito sul rigore scientifico 3) come aprire la scuola alla domanda sociale sempre più forte di informazione riguardo alla qualità della vita e alla costruzione di un modello di sviluppo sostenibile 4) come valorizzare il patrimonio documentario e scientifico accumulato nel nostro paese 5) come intensificare la divulgazione e migliorare la manualistica. Il processo ha certamente bisogno di una regia centrale, ma non può prescindere da un impegno condiviso per far crescere anche in Italia quella cultura del merito e della valutazione che sono la premessa per sostenere la sfida della competizione globale e del progresso.


DALLA MATEMATICA ANTICA ALLE MATEMATICHE MODERNE


Lucio Russo
Se la didattica della matematica non può rimanere ancorata a concezioni superate sul piano scientifico, essa non può neppure inseguire le novità della ricerca, che in gran parte restano inaccessibili a livello della scuola secondaria. Si propongono una serie di esempi di un uso didattico di elementi tratti da tutta la storia della matematica. Si propone, in particolare, di recuperare dalla matematica antica l'equilibrio tra intuizione e rigore e la trasparenza delle motivazioni applicative delle teorie. Alcuni settori della matematica moderna, come ad esempio la teoria dell'informazione e il calcolo delle probabilità, possono d'altra parte fornire contenuti aderenti alle nuove tecnologie e metodi corrispondenti alle nuove concezioni.

COSMOLOGIA E COSMOGONIA


Maurizio Busso
L'Astronomia offre molti percorsi per guidarci non solo alla conoscenza del cosmo, ma anche, attraverso questa, alla riflessione critica sui nostri sistemi di pensiero, sulla loro evoluzione storica, sulla loro limitatezza. In ciò mantiene una sua tradizione fondamentale di disciplina strettamente legata alla filosofia, di parte integrante di un più vasto Umanesimo. Esempi rilevanti di ciò possono essere ricavati dalla cosmologia (intesa come ricerca di un modello per la struttura e l'evoluzione dell'Universo nel suo insieme) e dalla cosmogonia (termine oggi spesso usato per indicare più limitatamente la formazione del sistema solare e la genesi in esso delle strutture complesse, quali i pianeti e i satelliti). Si cercherà di illustrare ciò con due esempi rappresentativi. Nel primo, partendo dalla domanda classica del paradosso di Olbers (se ci sono tantissimi 'soli' attorno a noi, perché la notte è buia?) si delineerà la risposta della cosmologia attuale, sottolineando i restanti dubbi e le ombre che ancora ci avvolgono. Nel secondo, recenti scoperte dell'astrofisica nucleare e delle scienze meteoritiche saranno utilizzate per illustrare alcune sconcertanti conclusioni sulla possibile unicità (o almeno sulla peculiarità) della nostra stella. Tutto questo dovrebbe essere ben presente ogni volta che ci si interroghi sulla vita nell'Universo e sul nostro destino. Purtroppo la natura problematica della ricerca astronomica non è abitualmente sottolineata: la spettacolarità delle immagini dai satelliti rimane spesso fine a se stessa nella divulgazione scientifica, inducendo così alla superficialità. E' compito specifico di una didattica seria correggere queste tendenze e includere l'astrofisica, come le altre scienze, nel panorama più vasto della cultura moderna.

DALLA FISICA CLASSICA ALLA FISICA DEI SISTEMI COMPLESSI


Carlo Bernardini
Diceva Bertrand Russell che ai suoi connazionali, inglesi, la fisica newtoniana piace perché ha la struttura ordinata dell'orario ferroviario. E Jean Perrin invitava a considerare l'atomismo come il modello in grado di sostituire "il visibile complicato con l'invisibile semplice". Nel corso dei secoli, semplice e complicato si sono intrecciati in varie forme, dal riduzionismo alla descrizione statistica. Pian piano, il determinismo è morto, la nozione di "stato di un sistema" ha preso il sopravvento, la probabilità ha sostituito la certezza, la stessa meccanica classica ha mostrato impossibilità inedite che hanno generato tutta una matematica nuova ed originale (caos deterministico nei sistemi non lineari). E' anche accaduto che l'opera di precursori come Poincaré sia passata inosservata per decenni, e si può riflettere sul perché.

NUOVE FRONTIERE DELLA RICERCA CHIMICA. GREEN CHEMISTRY


Francesco Fringuelli
La chimica ha contribuito in questi ultimi 60 anni in modo determinante all'attuale standard di benessere della società e a migliorare la qualità della vita. L'enorme sviluppo industriale che ne è derivato e l'uso non corretto dei prodotti sia a livello industriale che personale, ha determinato ciò che comunemente è noto come degrado ambientale. Oggi si sta prendendo coscienza che l'obbiettivo primario non è solo produrre, ma importante è anche come produrre e che non possiamo solo consumare ma che dobbiamo anche imparare a consumare. Per concretizzare questo cambiamento di mentalità è, però, necessaria una nuova chimica. La Green Chemistry è un'area di frontiera della ricerca chimica che progetta, produce e utilizza sostanze e processi chimici a scarso o nullo rischio ambientale sostituendo reazioni e tecnologie tradizionali con reazioni e tecnologie innovative che riducono o eliminano reagenti, prodotti e solventi pericolosi per l'uomo e l'ambiente. Green Chemistry significa nuova mentalità, nuove idee, nuove scelte politico-economiche, nuovi centri di ricerca, nuovi laboratori.

SISTEMI MOLECOLARI NANOSTRUTTURATI


Raimondo Germani
Con il termine "sistema molecolare nanostrutturato" si intende una struttura molecolare, costituita da una singola macromolecola, da un aggregato di molecole o da un cluster di atomi o di ioni, che presenta almeno una delle tre dimensioni dello spazio nell'ordine dei manometri. Sono materiali che esibiscono proprietà e funzioni peculiari a causa della loro piccola dimensione (1 nm-100 nm). A questa scala di dimensioni, alcune delle loro proprietà sono intermedie tra le proprietà del materiale a livello macroscopico e le proprietà quantiche delle molecole, e spesso possono essere inusuali rispetto alle due classi di materiali. La possibilità di manifestare funzioni peculiari ed utili rende questi sistemi particolarmente interessanti in molteplici applicazioni tecnologiche. Negli ultimi anni sono state coniate, e stanno entrando nell'uso comune, diverse parole collegate con la parola nano- come: nano-robotica, nano-elettronica, nano-biolelettronica, nano-medicina, nano-catalisi, nano-sensoristica, nano-biosensoristica. Tutti questi neologismi possono essere riassunti con due termini nanoscienza e nanotecnologia. Con questo ultimo termine si intende la capacità, da parte dell'uomo, di progettare, sintetizzare e manipolare materiali, dispositivi e sistemi, aventi proprietà particolari, tramite il controllo della materia a livello atomico e molecolare, nella scala appunto delle dei manometri. La nanoscienza, per il suo carattere multidisciplinare, è un settore che trae linfa dalle più tradizionali discipline scientifiche come la chimica, la fisica, la biologia, la medicina, l'ingegneria, l'elettronica. I materiali nanostrutturati trovano, e troveranno sempre più, applicazione come: catalizzatori, materiali per l'elettronica, chips, materiali ottici, sensori, conduttori, semiconduttori, isolanti, ecc.. Possono essere utilizzati in settori quali; bonifiche ambientali, purificazione dell'acqua, celle a combustibile, celle fotovoltaiche, trasporto e rilascio di farmaci, processi di riconoscimento molecolare a livello biologico per la cura del cancro, terapia genica ed altro ancora. In questa relazione saranno presi in rassegna alcune, delle più significative, famiglie di sistemi molecolari nanostrutturati di natura inorganica ed organica, aventi una architettura molecolare covalente e non-covalente. Verranno esaminate sinteticamente le caratteristiche, le proprietà più salienti e le loro applicazioni. Alcune delle famiglie che verranno prese in considerazione sono: nanoparticelle di oro, quantum dots, dendrimeri, ciclodestrine, nanostrutture a base di carbonio come i nanotubi ed i sistemi supramolecolari autoorganizzati di natura anfifila.

DALL'ORGANISMO A GAIA: VITA E INTEGRAZIONE DI VITE


Marcello Buiatti
Nella seconda metà dell'Ottocento la Biologia, che era fino ad allora stata essenzialmente descrittiva è diventata sperimentale ed ha adottato il metodo di analisi riduzionista che punta a conoscere un sistema biologico assemblando le conoscenze ottenute sui singoli componenti. Questa concezione, coerente con la rivoluzione industriale in atto all'epoca, sottende la equivalenza fra sistemi viventi e macchine essendo queste ultime appunto costituite da elementi indipendenti assemblati secondo un unico progetto elaborato da esseri umani. Nella conferenza si partirà da questa svolta per discutere il paradigma meccanico che ne è derivato alla luce dei dati della Biologia contemporanea. Questa, in particolare nei primi anni di questo millennio ha smentito con chiarezza l'ipotesi di equivalenza fra vita e non vita e dimostrando che gli esseri viventi sono in realtà reti di elementi interdipendenti in continuo cambiamento che elaborano il proprio programma durante il ciclo vitale in funzione dei segnali interni ed esterni. Si commenterà poi il fatto che, per la prima volta nelle scienze della vita, i dati sono in netto contrasto con l'immaginario scientifico corrente e con quasi tutta la divulgazione scientifica. Questo per un processo, del tutto originale, di virtualizzazione e distacco dalla reltà che sta coinvolgendo la nostra civiltà attuale con possibili conseguenze estremamente negative sulla vita degli esseri viventi tutti inclusa la nostra specie.

DALLE SCIENZE ANALITICHE ALLA SCIENZA DELLA COMPLESSITÀ


Mario Tei
Nell'evoluzione del pensiero scientifico si è passati dalla scienza analitica alla scienza della complessità, dalla certezza, all'incertezza, dal particolare al sistemico. Tutti gli oggetti chiave della fisica,della chimica, della biologia e dell'astronomia: atomi, molecole, cellule, organismi ….. ecosistemi, astri, galassie, costituiscono sistemi complessi. In natura tutti i sistemi sono aggregati di sistemi, "il nostro mondo organizzato è un arcipelago di sistemi nell'oceano del disordine" dice Edgar. Morin. Un sistema complesso presenta numerose proprietà: è un'unità globale costituita da parti diverse in interrelazioni, è aperto, dinamico …ridondante, regolato da processi retroattivi ... in evoluzione….. Per modellizzare struttura e comportamento dei sistemi complessi, caratterizzati e influenzati da un'enorme numero di variabili, è necessario ricorrere a particolari algoritmi matematici (equazioni differenziali non lineari) la cui soluzione richiede il supporto di potenti computer. Sotto l'aspetto pedagogico, contrariamente alla scienza analitica, che educa a disaggregare, a parcellizzare, a isolare (e che comunque rimane fondamentale per la conoscenza della natura), la scienza dei sistemi complessi educa ad aggregare, promuove la comprensione dell'oggetto globale, sistemico, multidimensionale. Quindi, le proprietà comuni dei sistemi complessi possono costituire una chiave di interpretazione interdisciplinare per riunire fisica, chimica, biologia e astronomia? Alla luce di questo cambiamento paradigmatico, possiamo, come fa Morin, ipotizzare una Scuola dove non si insegnano più le discipline come tali, ma queste vengono inserite in contesti quali, l'Universo, la materia, la vita, l'umano? Così da riscoprire, nel contesto, le domande primordiali: cos'è l'essere umano?
La vita ? La società? Il mondo? La verità? ….. E anche un'Università riorganizzata in facoltà: del cosmo, della Terra, della vita, dell'umano, dei problemi mondializzati …?


IL LIBRO DI TESTO SCIENTIFICO DI OGGI E DI DOMANI

Federico Enriques
Si tenta di delineare il quadro dei libri scolastici di scienze di oggi e di domani anche alla luce dello "ieri" Il quadro è più frutto di convinzioni e ricordi personali che di una ricerca organica. Si cerca di definire concetto e tempi delle generazioni di libri scientifici, inquadrandoli in un sistema didattico che comprende il docente ed altri strumenti. Si illustrano i principali pilastri (es. esposizione chiara di contenuti corretti, importanza del metodo generale della scienza e particolare di ogni disciplina) ed i principali snodi (es. ruolo del laboratorio, rapporti con altre scienze, diversi gradi di rigore, scienza come elemento fondamentale della cultura occidentale, scienza e cittadinanza, strumentalità verso le professioni e gli studi futuri, libro e diversi stili di apprendimento). Ci si domanderà, terminado più con dei punti di domanda che con dei punti fermi, se, in che misura, in quale direzione le nuove ed imminenti indicazioni nazionali, l'ingresso massiccio dei computer nelle scuole e la necessità di rapportarsi con sistemi di valutazione nazionali e internazionali, potranno avere influenza su tali pilastri e tali snodi. Il titolo della comunicazione è: "Libri con la proboscide". Si parte da una constatazione: nessuno zoologo potrebbe affermare con sicurezza che fra 100 anni vi saranno ancora degli elefanti, ma potrebbe assicurare che, se ci saranno ancora, avranno la proboscide. E' un po' lo stessi per i libri. Forse domani non ci saranno più, ma, se ci saranno, non saranno molto diversi da quelli attuali.


CHI INSEGNA A CHI?

La formazione degli insegnanti per la Scuola, dal 1999 è delegata all'Università. Oggi gli Atenei formano insegnanti per la Scuola dell'infanzia, Primaria, Secondaria di I e di II grado. Il modello attuale in base alla legge delega n. 53/2003, è destinato a cambiare. L'art. 5 prevede una facoltà specialistica che forma gli insegnanti, non più provenienti dalle varie facoltà disciplinari, attraverso un corso quinquennale professionalizzante. In questo cambiamento occorre chiederci: nella facoltà specialistica le competenze disciplinari saranno sufficientemente approfondite per garantire un proficuo lavoro didattico? Chi curerà gli aspetti didattico-pedagogici che si riferiscono alle specifiche età evolutive degli alunni che frequentano i vari ordini di Scuola? Nella formazione iniziale e in quella ricorrente, quali ruoli avranno l'Università, la Scuola dell'autonomia, le Direzioni Regionali e gli IRRE?

INFLUENZA DELLE METODOLOGIE MEDIATICHE NELLA DIDATTICA CURRICOLARE


Giovanni Stelli
L'uso didattico della televisione è necessariamente integrativo (questa integrazione può essere naturalmente di grande importanza: si veda l'esperienza della "Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche" realizzata della RAI e dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici). La televisione è infatti un mezzo multimediale, ma non interattivo. Le cose stanno diversamente per quanto riguarda il computer, che è oggi un mezzo multimediale e interattivo (in certi limiti da precisare). E infatti a proposito dell'uso del computer nei processi di insegnamento/apprendimento che si è sviluppato nell'ultimo decennio un dibattito molto vivace e conflittuale. Il dilemma potrebbe essere così formulato: "didattica multimediale" o integrazione della multimedialità nella didattica? La multimedialità deve essere vista come un fattore ausiliario della didattica cosiddetta tradizionale (intendendo con questo termine l'attenzione prioritaria dedicata alla concettualizzazione come obiettivo dell'insegnamento/apprendimento), un fattore certamente potente e di grande efficacia; la multimedialità va pertanto integrata in forme specifiche, da studiare e definire volta per volta in relazione alle discipline e ai problemi. Si possono brevemente indicare due direzioni da esplorare. a) Risalire a monte delle NT (Nuove Tecnologie) per comprenderne i principi di funzionamento, onde evitar che il giovane si rapporti alle NT solo come consumatore (che legge, al massimo, le istruzioni per l'uso), restando ad esse profondamente estraneo sul piano della conoscenza. b) L'uso concettuale delle NT (e quindi della multimedialità/interattività), che è un uso del tutto possibile. Occorre a tal proposito, in primo luogo, individuare con precisione quali spazi effettivi, che la didattica tradizionale non può coprire, possono essere occupati dalle NT. In secondo luogo, si tratta di costruire da parte del docente un uso concettuale delle NT in relazione ai problemi posti dalle singole discipline.

IL LABORATORIO SCIENTIFICO PER LA SCUOLA ITALIANA: IL MODELLO FOLIGNO


Pierluigi Mingarelli
Nei primi anni '60 fu istituito, a Foligno, un Laboratorio Centrale di Scienze Sperimentali. Inizialmente destinato a sede per l'aggiornamento degli aiutanti tecnici presso i gabinetti scientifici dei Licei Classici e degli Istituti Magistrali, esso è, poi, diventato sede per l'aggiornamento dei docenti di discipline scientifiche a livello nazionale, con il tempo è stato dotato di una notevolissima varietà e quantità di attrezzature e di materiali relativi alla Chimica, alla Biologia, alla Fisica generale, all'Ottica, all'Acustica, alla Geografa e alla Geologia. Dalla fine degli anni '80 è stato scarsamente utilizzato, a causa della mancata disponibilità di personale, è stato frequentato dalle scuole della Città di Foligno e del territorio, soltanto grazie alla disponibilità e all'impegno volontario di alcuni docenti. La sede del Laboratorio, collocata in Palazzo Canditoti Brunetti, un prestigioso edificio risalente al XVIII secolo, è stata dichiarata inagibile a seguito del terremoto del 1997; esisteva, pertanto, il concreto rischio che le attrezzature scientifiche, nel 1990 affidate in possesso, dal Ministero della Pubblica Istruzione, al Liceo Scientifico di Foligno andassero, in pratica, perdute. All'inizio dell'anno scolastico 1998-1999 il Provveditore agli Studi di Perugia, dott. Salvatore Maria Miccichè, ha affidato incarico all'attuale direttore, prof. Pierluigi Mingarelli, di coordinare le attività necessarie al trasferimento e alla ripresa delle attività del Laboratorio. Attraverso l'intervento della Regione dell'Umbria, della Provincia di Perugia, del Comune di Foligno, della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, di numerose aziende dell'area e, soprattutto, grazie all'intervento delle Organizzazioni Sindacali C.G.I.L. e dell'Associazione degli Industriali tramite il Fondo di solidarietà a favore delle popolazioni dell'Umbria e delle Marche, sono state reperite le risorse finanziarie per il trasferimento dei materiali e la ristrutturazione della nuova, attuale, sede. Il contributo più significativo, sotto ogni aspetto, qualitativo e quantitativo è stato apportato dai volontari dell'Associazione Nazionale Alpini, A.N.A., che erano stati presenti a Foligno durante la fase dell'emergenza seguita agli eventi sismici . Tra il 1999 ed oggi il Laboratorio è stato ampliato sia nella superficie coperta, sia con la realizzazione di un Orto Botanico. Attualmente il Laboratorio di Scienze Sperimentali, da un punto di vista giuridico, è un Consorzio di scuole, costituito ai sensi della normativa sull'autonomia scolastica. Il Laboratorio di Scienza Sperimentali comprende:
Laboratorio di Chimica;
Laboratorio di Biologia molecolare;
Laboratorio di Informatica;
Laboratorio di matematica;
Laboratorio di Meteorologia;
Laboratorio di Microbiologia;
Planetario;
Orto Botanico;
Sala Riunioni.